venerdì 5 maggio 2017

Gocce d'inchiostro: Muses - Francesco Falconi

"Nonostante tutto è stata un'esperienza davvero bella!" Questo penso, amici lettori, mentre riporto queste poche righe che, come un infante che si affaccia per la prima volta sul mondo, spero possano arrivare lontano.
Vista da lontano, da un osservatore esterno che vede il romanzo di Falconi come l'ennesima trovata adolescenziale, Muses è stato come un sogno che mi ha sottratto da qualche incubo, con una narrazione semplice ma evocativa, in un intreccio di segni e parole.
L'unica soluzione è quella di parlarne con chi mi legge e mi segue per essere di nuovo presa dalla foga di rivedere quello che ho veramente vissuto. Con una recensione che dice tutto e niente, una protagonista ribelle e fuori dagli schemi che induce a moti di affetto e compassione.
Titolo: Muses
Autore: Francesco Falconi
Casa editrice: Mondadori
Prezzo:  17 €
N° di pagine: 491
Trama: Quando scappa da Roma diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre. Ha appena scoperto di essere adottata, ma per lei questa notizia è quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e l'eredità che le ha lasciato la sua vera famiglia. Decisa, risoluta, ribelle, è una violinista esperta ed è dotata di una voce straordinaria. Ed è proprio questa voce a guidarla verso la verità: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte.
Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti.
E Alice è una di loro.
La più potente. La più indifesa. La più desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze più estreme. Ma un dono così può scatenare l'inferno.
E sta per accadere.
La recensione:

L'amore è quanto di più violento ci sia in natura. Ci rende infelici perché non possiamo gioire in eterno con l'altra persona.


Ricordo la storia di Alice come se la portassi incisa sulla pelle. Nulla di più sorprendente e spaventoso di ciò che già conoscevo. In questa nuova lettura, in Muses, ho sentito che la vita che ha vissuto Alice De Angelis mi aveva invaso completamente nel corpo e mi sono chiesta se fosse qualcosa di autentico.
Vederla muoversi come una silhouette di carta, ha corroso e annientato il mio spirito senza che me ne accorgessi. Da qui ho potuto vederla nella sua pienezza, come qualcosa a metà fra cielo e natura, in mezzo al caos del mondo e quello terreno. Tutto era esattamente come lo ricordavo, dall'infinità di sensazioni che la sua lettura aveva sortito così bene, all'eccitazione sfavillante che pervadeva il mio corpo ogniqualvolta leggevo di lei. Tutto, nessuno escluso.
Mi sono addentrata fra le pagine della storia di Alice come se ritornassi a un ricordo perduto. Per un istante, pensai che Muses sarebbe potuto essere quel luogo di ritrovo che, in giornate perennemente grigie, avrebbe ravvivato una fiamma che ogni tanto si affievolisce. Se non fosse stato che la sua lettura mi ha strappato da tutto ciò che possiedo, che mi ha intrigato e infervorato come non succedeva da tempo. Un eccitazione che ha finito per fare di me una marionetta nelle mani di un pazzo, in un ruolo da cui sapevo che non sarei potuta fuggire tanto facilmente. Un'illusione che presiede in pagine che sono state scritte col sangue.
La solitudine, il desiderio di essere integrati nel mondo degli "altri", sono stati questi alcuni fattori che più mi hanno colpito fra le sue pagine. Permettendomi di andare lontano, senza capirci più niente, in una miscela confusa di suoni, musica e parole, catapultandomi in un paese di cui non ho ancora avuto il piacere di visitare, nonostante le odi e gli elogi. Ai bordi dell'anima di una ragazza, guizzando in un torrente libero di pensieri e mi sono resa conto che non si trattava solo di qualcosa di vero e tangibile, ma che lei, in questo teatro artificiale di parole e manichini, era grande come lo spazio freddo e silenzioso nel quale girano gli astri.
La storia di Muses è stata una sorpresa estremamente piacevole e, l'arrivo in un luogo che ha sempre destato il mio fascino che, in un periodo decisamente no, ha rischiarato le tenebre del mio animo. In un luogo tranquillo, dove i protagonisti sono divinità affascinanti, tormentati dai sensi di colpa e dalla malinconia, avviluppati in una nuvola di elettrica vitalità, in cui ho perso volontariamente le mie tracce. Sfuggendo alla monotonia del giorno, trovandomi in una sorta di solenne poema omerico che, col desiderio irresistibile di avvicinarmi, semplicemente mi sono lasciata consumare dal fuoco della solitudine. Davanti a me, una ragazza si era messo a nudo, dinanzi agli occhi del mondo. Offrendo vulnerabile la sua anima, osservando il paesaggio tetro della vita: così nitido, drastico, triste.
Muses è un romanzo che, nella sua semplicità, potrebbe apparire poco originale, ma che, al contrario, è una continua ricerca della propria identità che rende prigionieri, sogni o desideri riesumati dalla risacca lenta del tempo, punti di domande senza risposte.
E' una storia che parla di un anima sola e ribelle che vaga lungo la riva dell'insoddisfazione, e della solitudine del suo cuore che inzuppa la nostra anima come un terribile acquazzone.
Un romanzo appassionante, quasi intenso. Un quadro raffinato dipinto con una vastità di colori, un racconto in cui tutti possono specchiarsi che, attraverso le parole, i suoni, coglie l'attimo che fluisce impertinente del tempo. In una storia che ci parla dell'arte e delle divinità, in una città ricca lontana anni luce dai miei canoni, concedendomi di ascoltare la storia di Alice che, dopo tanto, troverà un posto tutto suo nel mondo.

Valutazione d'inchiostro: 4

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