mercoledì 6 settembre 2017

Gocce d'inchiostro: Vento e flipper - Murakami Haruki

Titolo: Vento e flipper
Autore: Murakami Haruki
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12 €
Trama: Un giorno, a ventinove anni, Murakami è allo stadio a guardare una partita di baseball quando, osservando la traiettoria della palla finire nel guantone di un giocatore, ha come un'illuminazione: lui, un giorno diventerà uno scrittore. Tornato a casa, sul tavolo della cucina inizia a scrivere un romanzo e poi un altro ancora: Ascolta la canzone del vento e Flipper, che raccontano la storia di un ragazzo di vent'anni con la voglia sfrenata di scrivere un  <<romanzo bello >>. Nel frattempo, però, fuma, beve, pensa alle ragazze con cui in passato ha fatto l'amore. Le cataloga, le evoca. E chiacchiera con un suo amico, ancora più cinico e disilluso di lui, nella convinzione di poter trasformare la realtà con le parole. Ma l'età adulta è lì ormai a un passo e il tempo non può fare sconti a nessuno.
La recensione:

Sì può affermare che leggere menzogne e il silenzio sono i due colpi più gravi della società attuale. Eppure mentiamo spesso, e spesso restiamo in silenzio. Ma se dicessimo sempre e solo la  verità, forse il valore della verità si perderebbe.

Questa raccolta di racconti si ergeva come un faro solitario all'estremità di un lungo molo tortuoso. La mole del romanzo non è piuttosto voluminosa, corposa, nemmeno trecento pagine di autobiografia. Da amante della buona letteratura, e, soprattutto di Murakami, mi sono lasciata guidare dalla luce che avevano sprigionato così bene le sue pagine fino a quando la mia anima era sparita fra le sue viscere sempre più fitte dalla storia. Non posso dire si tratti di una storia vera e propria. Semplicemente era stato montato su carta pezzi di vita dell'autore che, con semplicità e leggerezza, ha messo in evidenza ciò che ha avuto più importanza nella sua vita: la scrittura. Quel battesimo magico che mette in contatto questo mondo con quello dell'altro. La sua vita, sin dalla nascita a quello che il tempo gli ha riservato sino a oggi, in un romanzo spaventosamente breve ma veritiero. Lì, accanto a lui, protetta, compresa, e per due giorni possessiva come un amante pretenziosa.
Tante ragioni mi hanno indotta a fiondarmi fra le pagine di Vento e flipper: un discreto numero di letture mi hanno permesso di conoscere Murakami e, in pochissimo tempo, elogiarlo esattamente come speravo. C'è chi come me lo ama e lo apprezza, ma le storie che ha realizzato non hanno potuto non occupare un posto particolare nei cuori dei più sensibili. Naturalmente sono consapevole che non si tratta di un amico con cui posso comunicare quando mi pare e piace, ma so per certo che le mie frequenti visite nella sua città natale sono un chiaro segno di ciò che ai miei occhi lo rendono così speciale.
Nei suoi romanzi non c'è niente che possa renderlo straordinario. Nei quattro anni che ho vissuto in sua compagnia, ho imparato tante cose. Ha messo radici profonde nel mio cuore, e tutti i miei ricordi vi sono legati. Ma quando vi sono distaccata, quando i miei pensieri vertono su altro, nel momento in cui gli volgo le spalle provo quasi sempre un profondo senso di malessere. Chi lo sa? Forse dovuto dalla bellissima melodia che sprigionano quasi sempre le sue pagine?
In questi primi giorni di settembre, la mia anima, nel periodo in cui feci mia la storia che Murakami si porta dentro, quando se lo poteva permettere andò a far frotte in luoghi o posti completamente sconosciuti, lasciando semivuoto un corpo minuto ma formoso, in cui ispezionare certi tipi di paesaggi diventa un'occasione molto piacevole. Un uomo di settantuno anni aveva proiettato la sua ombra fumosa sulla soglia di una porta che si sarebbe aperta su un mondo, sui cui contorni abbaglianti avrei potuto tracciare un segno.
Su un foglio invisibile intrappolato in una finestra virtuale dall'aria luminosa e vaporosa avrei catturato il pensiero astratto di un abile lettore di anime, e, mediante scrittura, composto acute e profonde riflessioni sul talento, sulla creatività di un uomo che se ne infischia delle buone maniere. Un traduttore, un saggista, un corridore, uno scrittore, già celebrato per la potenza della sua fantasia, - calorosamente accolto da un eccessivo numero di lettori - che, in una banalissima mattina di fine luglio, aveva afferrato qualcosa che era sceso volteggiando dal cielo. Atterrato sul palmo delle sue mani, come una rivelazione o un'epifania.
Sebbene avido lettore, la sua capacità di scrivere era modestissima. Creare quel battesimo magico che mettesse in contatto il mondo di qua con quello di là non è per niente facile. Per quanto complesse fossero le idee che gli si affollavano nella testa non era in grado di esprimerle bene. L'obiettivo era quello di creare un linguaggio che fosse più lontano possibile da quello della letteratura, in maniera tale che potesse scrivere un romanzo con la sua voce naturale. E per compiere tutto questo bisognava fare attenzione alle cose, al mondo, al fine che quest'ultimo si sarebbe adattato alla sua volontà, al suo sistema di valori che si alternava allo scorrere del tempo.
Considerato dallo stesso Murakami come una sorta di "rito di passaggio" in cui sono riportate alcune riflessioni personali, Vento e flipper è un romanzo da leggere che potrebbe apparire interessante, ma che non consiglierei spassionatamente. La fine della lettura è una rapida assimilazione del processo creativo dell'autore e, disgraziatamente per me, una mera constatazione che gli esseri umani, da qualunque circostanza, soprattutto da quelle più tristi, imparano qualcosa che li aiuta a prolungare la loro vita, anche se di poco. 
In questa sua ennesima fatica letteraria, Murakami non si limita a rivelarci nei minimi dettagli i segreti della nobile arte della scrittura, ma, dà alla storia spazio e tempo. Corpo e sostanza. Scompone le parti della sua vita come elementi ordinati di una libreria, sorprende per la sua natura estremamente metodica, ordinata, peculiare, agli antipodi dello stereotipo dell'artista tutto "genio e sregolatezza" e, infine, lascia con la generale tristezza di un arrivederci che solitamente caratterizza i suoi romanzi.
Alla fine ogni cosa, come il tempo, scorre incredibilmente in fretta. Finché a un certo punto tutte quelle violente emozioni che avevamo dentro di noi sbiadiscono di colpo, riducendosi a vecchi sogni senza significato. Il risultato è una lettura genuina, semplice, reale e ambiziosa che altri non è che una costatazione alla vita. Un'affermazione contro cui nessuno di noi può sostenere il contrario, toccandoci di viverla accettandola nella sua interezza.

Lascia perdere i preconcetti su come deve essere la letteratura, e raccontare le cose come le senti, come le hai nella testa, liberamente, nel modo che più ti piace. 


Valutazione d'inchiostro: 4

4 commenti:

  1. Ciao Gresi! Se non sbaglio è la tua seconda recensione su Murakami Haruki che leggo e la mia curiosità verso questo autore cresce sempre di più, merito anche del tuo bellissimo modo di parlare delle tue letture.
    Segno anche questo titolo, prima o poi inizierò a leggere qualcosa di suo ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Maria! Attenderó con ansia il tuo parere ☺☺

      Elimina
  2. Mi sono piaciuti molto questi pensieri e le tue riflessioni su questi due racconti. Riesco a ritrovarmi bene nelle tue parole così come riesco a capire perché ti piace Murakami.
    Complimenti per il blog e alla prossima, cara :)

    Midori

    RispondiElimina